Album: K5
Author: Ferruccio Filippi
Publication: Darkroom
Date: 11/24/2013

It is no coincidence , perhaps, that the duration of the CD is so precise , thirty-three minutes and thirty seconds. Beyond some consideration mysticism ( year of our Lord , and the like) , it is natural to associate this ' life ' to the typical practices of certain math rock ( rock structured according to strict mathematical calculations ) . In fact there is nothing here to rock , but surely the time so precise and very Kraftwerk -style artwork give a sense of coolness and precision that then is also found between the lines of the songs. Frank Rothkamm is avant-garde artist no ifs , ands or buts . With a strong classical training behind him, has ranged between genders , sharing their talents in many projects and collaborations, while remaining true to the motto of making art for the sheer pleasure of it , without obtaining economic gain . Even this " K5" does not deviate from the guidelines of the German author . The first track , " ID 17" , opens between the buzzing synth , as well as "Ancient Mariners " , with echoes of the romanticism of Coleridge . The reverbs used by Rothkamm continue in " ID18 ", while " Dead Metal" refers to the electronic avant-garde of the early '70s. The atmosphere became more rarefied in "Spirit Level " , to transcend the final "Threshold Magnitude ." The world of Rothkamm is synthetic, it always has been and always will be. Hard to think of going out to hear acoustic arpeggios from the speakers of your stereo (or MP3, but it's better stereo ... ) while spinning a CD of this artist. However, its structures , so perfect and linear , reminiscent of classical music: the formal beauty of his music, for those who appreciate electronics, has always been his trademark, and also this " K5" (which is not for nothing is the name of a model for the Japanese brand Kawai synthesizer ) is no exception to this cliché. The situation is different if we consider the entire corpus of his work. The lack of big news in the songwriting in the long run can become heavy and affect the good insights scattered here and there. His work in fact , if you listened to in series, denouncing a certain repetitiveness that does not help to follow the course nor , often , to identify the good things that you can find. However, we believe that this is the limit and valuable at the same time , because it has allowed this author to carry on a conversation that , between collaborations and solo work with A23h now continues without interruption since 1986. Ask or imagine a radical change in his art is almost impossible. Gustiamocelo then as it is, without thinking too much about the past.
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Non è un caso, forse, che la durata del CD sia così precisa, trentatre minuti e trentatre secondi. Al di là di qualche considerazione mistica (anni di nostro Signore e affini), viene spontaneo associare questa 'durata' alle pratiche tipiche di certo math rock (il rock strutturato secondo rigidi calcoli matematici). In realtà di rock qui c'è nulla, ma sicuramente la durata così precisa e l'artwork molto Kraftwerk-style danno un senso di freddezza e precisione che poi si riscontra anche fra le righe dei brani. Frank Rothkamm è artista di avanguardia senza se e senza ma. Con una forte formazione classica alle spalle, ha spaziato fra i generi, dividendo il proprio talento fra mille progetti e collaborazioni, pur rimanendo sempre fedele al motto di fare arte per il puro piacere di farlo, senza tornaconti economici. Anche questo "K5" non si discosta dalle linee guida dell'autore tedesco. La prima traccia, "ID 17", si apre tra i ronzii del synth, così come "Ancient Mariners", con echi del romanticismo di Coleridge. I riverberi usati da Rothkamm proseguono in "ID18", mentre "Dead Metal" rimanda alle avanguardie elettroniche dei primi '70. Le atmosfere si fanno più rarefatte in "Spirit Level", fino a trascendere nella conclusiva "Threshold Magnitude". Il mondo di Rothkamm è sintetico, lo è sempre stato e sempre lo sarà. Difficile pensare di sentire uscire arpeggi acustici dalle casse del proprio stereo (o MP3, ma è meglio lo stereo...) mentre gira un CD di questo artista. Tuttavia le sue strutture, così perfette e lineari, ricordano quelle della musica classica: la bellezza formale della sua musica, per chi apprezza l'elettronica, è sempre stato il suo marchio di fabbrica, e anche questo "K5" (che non per nulla è il nome di un modello di sintetizzatore della marca giapponese Kawai) non sfugge a questo cliché. Il discorso cambia se si considera l'intero corpus della sua opera. La mancanza di grosse novità nel songwriting alla lunga può diventare pesante e inficiare le buone intuizioni sparse qua e là. I suoi lavori infatti, se ascoltati in serie, denunciano una certa ripetitività che non aiuta a seguirne lo svolgimento né, spesso, ad individuarne le ottime cose che vi si possono trovare. Crediamo però che ciò sia limite e pregio allo stesso tempo, perché ha consentito a questo autore di portare avanti un discorso che, fra collaborazioni, lavori solisti e con gli A23h, ormai prosegue ininterrottamente dal 1986. Chiedere o ipotizzare un cambiamento radicale nella sua arte è pressoché impossibile. Gustiamocelo quindi così com'è, senza pensare troppo al passato.

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