Album: Amerika
Author: Nicola Tenani
Publication: soundbehindthecorner
Date: 3/4/2011

Tetralogy of Frank Rothkamm reaches its conclusion: "America" is the fourth episode, the most ambitious, the fleeting moment that we must catch up and keep the balance. "America" is not Canada, not even the ol'Honduras Chile: The entire continent is summarized in the United States and holds his work shows two emotions hidden. Love and hate: there are no escape routes in the country because of conflicts, illusions and disappointments, of racial injustice and human rights stripped, the middle ground does not exist, or you love it or hate it. Or you hate the feeling of loving and contrast has filled tens of thousands of pages of literature, hours of film, full line of sheet music. As in this work on five movements. Frank Rothkamm in the third millennium, assumes the features that have a history of a great father of contemporary music: Arnold Schoenberg as Rothkamm Teuton was born in Europe (the first in Vienna Our in Germany, but the matrix is similar), both have developed their art in a convoluted and not immediate but because force us to enter their world we must give them the gratitude of not afford to sit on the easy listening. Twelve-tone piano: the areas on which "America" are formed and these are the effort required is that propels us into a world where small notes, scores broken fast becoming instead a tax such as in the case of "Sometimes I Feel Like A Motherless Child, "an old spiritual that the South is back with the force of the original present in this key alone, between the fingers of an introvert interpreter of life. The message is loud, even if veiled: far from home and with skin of color with a heart Teuton, in America the concept of an orphan in having lost the true homeland is strong and requires all the more than fifteen minutes of score. Doom Jazz to the next as "The Band Played On," a song that belongs to the history of cinema, notes that make up the spleen also psychological expectations and neurosis. It was the era of black and white, where Hitchcock or Orson Wells have left indelible marks not only in those lands, Murnau in Europe was linked to them despite the political climate was different the two countries. "America" is also this: five movements for the same five revisiting the music of Uncle Sam and his foggy slums, stories that are sharp in the smoke of our imagination, stories of men who suffer from non-aligned or have been a land that belongs to them but also marked with their own personalities, stories of femme fatale to die or play all. Last but not least "America" is also, in his final closing movement of the album, "You Are In The Army Now", a composition that has always been present and generations in a country where the struggle for civil rights, for peace , has always had wonderful avant-garde as opposed to the power games of economies idiotic. Frank Rothkamm live in this America: one was now in decline who has lost his personality and his safety and for that there is more humane and acceptable, the fantastic idea to review a quintet of epochal pieces of music history of that country. Eighty-eight keys: Frank Rothkamm on his eighty-eight keys has composed much music for this today with tetralogy that "America" ends carrying the metaphor of the film in glorious black and white, the colors of the eighty-two piano keys. Coincidences are not always ...

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original Italian
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La tetralogia di Frank Rothkamm giunge al suo compimento: “America” è il quarto episodio, il più ambizioso, l’attimo che sfuggevole bisogna rincorrere e mantenere saldo. “America” non è il Canada, nemmeno il Cile o l’Honduras: l’intero continente si riepiloga negli Stati Uniti e titolare la propria opera denota due sentimenti occulti. Amore e odio: non ci sono vie di fuga perché nel paese dei contrasti, delle illusioni e delle disillusioni, dell’odio razziale e dei diritti umani strappati all’ingiustizia, le vie di mezzo non esistono, o si odia o si ama. Oppure si odia amando ed il sentimento di contrasto ha riempito decine di migliaia di pagine letterarie, ore di pellicola cinematografica, interi righi di spartiti. Come in questo lavoro articolato su cinque movimenti. Frank Rothkamm nel terzo millennio assume in sé le caratteristiche che in passato ha avuto un grandissimo padre della musica contemporanea: Arnold Schönberg come Rothkamm è nato nell’Europa teutone (il primo a Vienna il Nostro in Germania ma la matrice è affine), entrambi hanno sviluppato la propria arte in maniera contorta e non immediata ma proprio perché ci obbligano ad entrare nel loro mondo dobbiamo rendere loro la gratitudine di non permetterci di sederci sul facile ascolto. Dodecafonia al pianoforte: gli ambiti su cui “America” si plasma sono questi e lo sforzo che c’è richiesto ci proietta in un mondo dove le piccole note, le veloci partiture interrotte diventano invece un tributo come nel caso di “Sometimes I Feel Like A Motherless Child”, un vecchio spiritual del sud che torna con la forza dell’anima originale attuale in questa chiave solitaria, tra le dita di un introverso interprete della vita. Il messaggio è forte anche se velato: lontano dalla Patria sia con la pelle di colore che con un cuore teutone, in America il concetto di orfano nell’avere perso la vera Patria è forte e richiede tutti gli oltre quindici minuti di partitura. Jazz di quello maledetto come nella successiva “The Band Played On”, un brano che appartiene alla storia del cinema, note che compongono lo spleen anche psicologico di attese e nevrosi. Era l’epoca del bianco e nero, dove Hitchcock od Orson Wells hanno lasciato orme indelebili ma non solo in quelle terre, Murnau in Europa era a loro legato nonostante il clima politico divergeva i due Paesi. “America” è anche questo: cinque movimenti per altrettanti cinque rivisitazioni della musica di zio Sam e dei suoi bassifondi nebbiosi, storie che risultano nitide nel fumo del nostro immaginario, vicende di uomini non schierati che subiscono o hanno subito una terra che non appartiene loro ma che ugualmente ha contrassegnato con la propria personalità, storie di donne fatali per cui morire o giocarsi tutto. Non ultima “America” è anche, nel suo ultimo movimento in chiusura d’album, “You Are In The Army Now”, una composizione che è sempre stata attuale e generazionale in un Paese dove la lotta per i diritti civili, per la Pace, ha sempre avuto avanguardie stupende contrapposte a giochi di potere di economie idiote. Frank Rothkamm vive in quest’America: uno stato oggi in declino che ha perso la sua personalità e la sua sicurezza e per questo ci risulta più umana e gradita, fantastica l’idea di rivedere una cinquina di epocali pezzi di storia della musica di quel paese. Ottantotto tasti: Frank Rothkamm sui suoi ottantotto tasti ha composto molta musica per questa tetralogia che oggi con “America” si termina portando con sé la metafora del cinema glorioso in bianco e nero, i due colori degli ottantotto tasti del pianoforte. Non sempre sono coincidenze…


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