Album: Czerny School of Velocity
Author: Nicola Tenani
Publication: Sounds Behind The Corner
Date: 9/4/2014

My encounter with Frank Rothkamm was one of those situations that in time might look like a film in which two people (us) after having met, after trying to figure out the musician (terribly difficult), after having enjoyed several times more quotas record, you lose and find themselves. Sometimes it comes back, like in a movie, then disappears, as in a movie, briefly meeting some new, crazy photos on Facebook, the riperdo,
I come home from work, I find a little hole in her new album, I wonder what it will be. Pianism conceptual or abstract, or powerful electronic minimalism interior?
I love Frank because I never know who is Frank, I like it because it forces me to try to understand it knowing full well that I will never identify it, like the time I reviewed "America", the pianism integrated a German who is permeated by a new earth and many opportunities, like the time that "Reno" I fainted after the previous pianism with a house-cathartic and nihilistic, modern and pop-art or unconsciously written for the pop-art today, as well as "5 K", avant-garde without barriers, as he vanguard of a man of the past century musician who finds himself or lose (you name it) in a future restless.
"Czerny School Of Velocity" is written in the years of "America", Rothkamm sits at painoforte to be that self romantic over time, in the sunny city of the States, is lost between steel and stimuli avant-garde, Frank sits at the piano and returns his era, the nineteenth century romantic a pianist in the deep romantic.
As Dvorak and Chopin, vertiginous stairs or thoughtful pauses, moments when the storm Teuton being (the 'gewitter', the 'sturm') become the wind and the impetus, stasis or clouds, and the dream 'nightmare, with no voice, only eighty-eight keys between black and white, without voice or color, silent, black and white.
As in a film many years ago, seven movements made of leaves flying crows and laid on fences watching the countryside remains, seven tracks from the piano infused flavor of knowledge to be lost in solitude, the smell of alcohol, the dance of the smoke a cigarette that, like restless spirit, he draws his volute air. I do not know when rincontrerò Frank today, "Czerny School Of Velocity" is a sign that somewhere in the States is very much alive and vital, just this sometimes because if we want life like a movie, we do not have to read the script in advance, only expect that the writer moves his characters. Between minimalism and romanticism, the plan of Frank is back, an album made four years ago that shy becomes the signal that the musician you still want in that role, that of an artist came from Germany, first engulfed by the Big Apple then by I live in California but still be in its storm and breeze, rain and dew ...
---
Il mio incontro con Frank Rothkamm è stato uno di quelle situazioni che nel tempo potrebbe apparire come un film in cui due persone (noi) dopo essersi incontrate, dopo aver cercato di capire il musicista (tremendamente difficile), dopo averlo apprezzato più volte in più contingenti discografici, si perdono e si ritrovano.
A volte ritorna, come in un film, poi scompare, come in un film, fugacemente ritrovo qualche nuova, folle foto su Facebook, lo riperdo, torno a casa dal lavoro, trovo un suo nuovo album nella buchetta, mi chiedo cosa sarà.
Pianismo o astrattismo concettuale, elettronica potente o minimalismo interiore?
Mi piace Frank perché non so mai chi sia Frank, mi piace perché mi obbliga a cercare di capirlo sapendo benissimo che non riuscirò mai ad identificarlo, come quella volta che recensii “America”, il pianismo integrato di un tedesco che si permea di una nuova Terra e tante opportunità, come quella volta che “Reno” mi tramortì dopo il pianismo precedente con una house-catartica e nichilista, moderna e pop-art o scritta inconsciamente per la pop-art odierna, così come “K 5”, avanguardia senza barriere, come lui avanguardia di un uomo del passato, musicista ottocentesco che si ritrova o si smarrisce (fate voi) in un futuro inquieto.
“Czerny School Of Velocity” è scritto negli anni di “America”, Rothkamm siede al painoforte per essere quell’io romantico che nel tempo, nelle città assolate degli States, si perde tra acciaio e stimoli avanguardisti, Frank siede al piano e torna nella sua epoca, l’ottocento romantico di un pianista nel profondo romantico.
Come Dvorak o Chopin, scale vertiginose o pause riflessive, momenti in cui la tempesta teutone dell’essere (il ‘gewitter’, lo ‘sturm’) diventano il vento e l’impeto, la stasi o le nuvole, il sogno e l’incubo, senza voce, solo ottantotto tasti tra bianco e nero, senza voce o colori, silenzio, bianco e nero.
Come in un film di tanti anni fa, sette movimenti fatti di foglie che volano e corvi posati su recinti che guardano campagne spoglie, sette tracce intrise dal pianoforte del sapore perduto del sapere stare in solitudine, il profumo dell’alcool, la danza del fumo di una sigaretta che, come spirito inquieto, disegna le sue volute nell’aria.
Non so quando rincontrerò Frank, oggi “Czerny School Of Velocity” è il segnale che da qualche parte degli States è ben vivo e vitale, basta questo a volte perché se vogliamo la vita come un film, non dobbiamo leggere il copione in anticipo, solamente aspettare che lo sceneggiatore muova i suoi personaggi.
Tra minimalismo e romanticismo, il piano di Frank è tornato, un album composto quattro anni fa che timido torna ad essere il segnale che il musicista si vuole ancora in quella veste, quella di un artista uscito dalla Germania, fagocitato prima dalla Big Apple poi dalla California ma ancora vivo dentro nel suo essere tempesta e venticello, pioggia e rugiada…

[ Permalink: http://rothkamm.com?review.cfm?ID=229 ]